Partito di Alternativa Comunista

LA RIVOLUZIONE IN NEPAL DI FRONTE AD UN BIVIO:
GOVERNO DI COLLABORAZIONE DI CLASSE O GOVERNO OPERAIO E CONTADINO

di Antonino Marceca

Quello che doveva essere uno sciopero di quattro giorni (dal 6 aprile al 9 aprile), proclamato dall'opposizione contro il potere monarchico assoluto e per il ripristino della democrazia in Nepal -uno Stato dipendente disposto ai confini tra l'India e la Cina- ha trasceso le direzioni dei partiti d'opposizione assumendo i caratteri di uno sciopero a oltranza per la cacciata della monarchia. Uno sciopero sostenuto dai sindacati, da associazioni studentesche, partecipato da milioni di operai, disoccupati, contadini e giovani studenti che si sono riversati nella capitale Kathmandu e nelle principali città del Paese in un clima pre-insurrezionale, affrontando con coraggio e determinazione la brutale repressione che il re Gyanendra aveva ingiunto all'esercito e alla polizia di attuare.

I giovani studenti, disoccupati e lavoratori chiedono lo sciopero generale a oltranza e organizzano azioni di protesta in tutta la Francia

 

di Fabiana Stefanoni

 

Dopo la grande mobilitazione del 4 aprile più di tre milioni di francesi scesi in piazza contro governo e Cpe, un corteo di 700 mila manifestanti a Parigi non accenna a scemare la protesta dei giovani francesi. Studenti, disoccupati, giovani precari, col sostegno delle organizzazioni sindacali più radicali ("extraconfederali"), stanno organizzando quotidiane e significative azioni di protesta in tutte le città della Francia.

(comunicato/volantino di Progetto Comunista - Rifondare l'Opposizione dei Lavoratori)

MOBILITIAMOCI ANCHE IN ITALIA A SOSTEGNO DELLA RIVOLTA FRANCESE! 
PER LO SCIOPERO GENERALE PROLUNGATO FINO ALLA CACCIATA DEI GOVERNI DEI PADRONI! 
PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI IN FRANCIA COME IN ITALIA! 
PER UN'EUROPA SOCIALISTA! 

Le grandiose manifestazioni del 28 marzo in Francia più di 3 milioni in tutta la Francia, quasi 700 mila nella sola Parigi hanno dimostrato che esiste la possibilità concreta di cacciare De Villepin, Chirac e Sarkozy. Nonostante le titubanze e gli opportunismi delle burocrazie sindacali (Cgt in testa) - che hanno fatto cadere nel vuoto le richieste dei giovani studenti e lavoratori rifiutandosi di proclamare lo sciopero generale -, molti lavoratori hanno aderito agli scioperi e sono scesi in piazza accanto agli studenti e ai giovani delle banlieues. Ora più che mai è necessario proclamare immediatamente uno sciopero generale e indire una grande manifestazione nazionale a Parigi che blocchino la Francia fino alla cacciata del governo (i giovani lavoratori e studenti chiedono lo sciopero generale per il 4 aprile).  

di Antonino Marceca

La Commissione Europea presenterà una nuova proposta della direttiva Bolkestein per il 4 aprile, dopo i 25 paesi aderenti all'UE dovrebbero discuterne dal 20 al 22 aprile.

La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi approvata il 16 febbraio 2006 costituisce una  lieve variante di quella varata dalla Commissione Prodi due anni fa e porta il nome dell'allora titolare al mercato interno Frits Bolkestein.

Il testo approvato è il frutto di un accordo trasversale tra i gruppi  del Partito socialista europeo e del Partito popolare europeo, i due gruppi maggiori  dell'eurocamera.

Per uno sciopero generale ad oltranza fino alla cacciata del governo Villepin
 
di Fabiana Stefanoni
 
"Ce n'est qu'un début": è questo uno degli slogan - presi in prestito dal Sessantotto francese - che più si sentono scanditi nelle manifestazioni studentesche nelle principali città della Francia. Ma non sono più solo gli studenti a protestare: sabato 18 marzo colossali manifestazioni (più di 300 mila a Parigi, più di un milione in tutta la Francia) hanno visto scendere in piazza, accanto agli studenti medi e universitari, tantissimi giovani (e meno giovani) lavoratori, ragazzi delle banlieues, insegnanti, attivisti sindacali. La parola d'ordine della manifestazione -sulla base della quale il corteo si è concluso e che ha costretto anche le restie burocrazie sindacali a riprenderla nei comunicati immediatamente successivi- non lasciava spazio a fraintendimenti: "sciopero generale contro il governo, fino al ritiro del provvedimento". Di fatto, un ultimatum per De Villepin. Se si considera che, per stessa ammissione della stampa borghese, l'80% per cento dei francesi si è dichiarato contrario al Cpe (il "Contratto di primo impiego", il cui varo ha dato il via alle proteste), è difficile, nonostante "l'impegno" della stampa e dei Tg di casa nostra, occultare il carattere esplosivo della situazione francese.

Per la vittoria del popolo iracheno!

Sono trascorsi tre anni dall'aggressione angloamericana all'Irak, tre anni di occupazione militare, eccidi, saccheggi, bombardamenti, torture. In realtà, dietro il paravento del "ripristino della democrazia" l'imperialismo mirava al controllo delle risorse energetiche della regione ed alla conquista di una postazione strategica negli equilibri internazionali.
Tutto faceva pensare ad una rapida vittoria delle truppe di Bush e Blair, coadiuvate da quelle di Berlusconi, ma una non prevista resistenza militare ha ostacolato i piani degli eserciti del capitalismo imperialista determinandone l'impantanamento. Certo, la resistenza è egemonizzata dalle direzioni politiche reazionarie laiche o religiose e da gruppi terroristici di matrice fondamentalista, ma larga parte del popolo irakeno rivendica la fine dell'occupazione attraverso una diffusa rivolta popolare contro la missione coloniale, dando voce ed incoraggiando le mobilitazioni occidentali per il ritiro delle truppe.

 SOLIDARIETA' AGLI OCCUPANTI DELLA SORBONA E ALLE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI GIOVANI FRANCESI SCESI IN PIAZZA CONTRO LA PRECARIETA'
 
di Fabiana Stefanoni
 
IL CONTRATTO DI PRIMO IMPIEGO (CPE)
 
Il governo francese ha varato da poco una legge che istaura il cosiddetto Contratto di primo impiego (Cpe): si tratta dell'ennesima legge precarizzante che, ponendosi in continuità con gli attacchi ai diritti dei giovani lavoratori che vengono portati avanti indifferentemente dai governi di centrodestra e centrosinistra in tutta Europa, garantisce al padronato maggiori libertà di licenziamento.

Sabato 18 febbraio si è tenuta a Roma una manifestazione per rivendicare il diritto del popolo palestinese alla propria autodeterminazione ed alla resistenza contro l'occupazione sionista, oltre che per manifestare piena solidarietà al popolo iracheno, a sua volta oppresso dall'imperialismo.

grande moreno

 

 

 


 
 
 
L'evento per la commemorazione di Moreno vedrà la presenza e l'intervento del compagno Valerio Torre in rappresentanza del nostro partito 

 

La vittoria di Hamas alle elezioni per il rinnovo del parlamento palestinese del 25 gennaio scorso costituisce un esito dal significato molto importante nel quadro della lotta per la liberazione e l'autodeterminazione del popolo palestinese e, più in generale, per la liberazione dell'intero Medioriente.

Sicuramente, il risultato elettorale - che costituisce uno schiaffo per il sionismo e l'imperialismo - è stato il prodotto del combinarsi di una forte radicalizzazione (a partire dalla seconda Intifada) della resistenza all'occupazione imperialista e della crescente sfiducia popolare nella direzione corrotta ed accomodante verso Israele di Al Fatah.

Sabato 18 febbraio si terrà a Roma la manifestazione nazionale "No ai ghetti di Israele in Palestina Uno Stato palestinese adesso".

 

Per rispondere con forza alle nuove ingiunzioni di resa scagliate da Stati Uniti e UE contro i processi di resistenza in Medio Oriente; per contribuire alla formazione di una mobilitazione decisiva, di massa contro lo Stato d'Israele e l'imperialismo mondiale (principale ostacolo per la costituzione di una Palestina libera, laica e socialista),

 

"Progetto Comunista-Rifondare l'opposizione dei Lavoratori" aderisce al corteo e dà appuntamento ai propri sostenitori alle ore 12, in piazza della Repubblica .

 

Saremo presenti con un volantino, il nostro gazebo e il nuovo numero di Progetto Comunista.

Una parabola per chi si è infilato nell'Unione

di Alberto Airoldi

C'era una volta, sembra proprio tanto tanto tempo fa, un sindacalista buono, che aveva lottato contro una dittatura e contribuito a creare un partito dei lavoratori tanto democratico e tanto innovativo da piacere anche a inveterati antipartitisti. Questo partito governava in molte municipalità, dove aveva introdotto un sistema incredibilmente democratico e innovativo: il metodo partecipativo. Si batteva contro la corruzione e per la moralizzazione della vita politica. Purtroppo, però, alle elezioni nazionali non vinceva mai, a causa della vile congiura degli interessi di capitalisti, latifondisti, mass media.

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