Partito di Alternativa Comunista

La lotta per la liberazione della Palestina è lotta contro l’imperialismo

La lotta per la liberazione della Palestina è lotta contro l’imperialismo.

Intervista a Sharif, militante palestinese

 

 

 

a cura della redazione web

 

 

Dal 1948 il regime sionista dello Stato di Israele occupa i territori della Palestina storica. Violenza, brutalità, provocazioni contro i palestinesi si susseguono senza soluzione di continuità. Tuttavia questa politica criminale, lungi dal ridurre al silenzio i palestinesi, ne alimenta la volontà di lotta e il risentimento contro l’oppressore israeliano. Ne abbiamo avuto una dimostrazione lo scorso mese di maggio quando i palestinesi, residenti in Israele e nei cosiddetti territori occupati (è tutta la Palestina, dal fiume al mare, ad essere occupata) sono insorti contro l’occupazione, scatenando un’ondata di solidarietà a livello internazionale che ha costretto il governo di Tel Aviv a interrompere le azioni militari contro la popolazione di Gaza.
Questa intervista che ci ha rilasciato Sharif, un militante palestinese che lotta per la causa del suo popolo, ci fornisce un quadro della situazione, inserendola nel contesto più generale della lotta delle masse arabe contro i vari regimi, al soldo dell’imperialismo, che le opprimono.
Pur avendo un giudizio differente sulla politica di alcune organizzazioni e regimi citati nell’intervista (in particolare su Fronte popolare di liberazione della Palestina e Iran, per cui rimandiamo ad articoli più specifici pubblicati sul nostro sito, tra cui l’ultima dichiarazione della Lega internazionale dei lavoratori – Quarta Internazionale: www.partitodialternativacomunista.org/politica/internazionale/basta-con-l-apartheid-e-la-pulizia-etnica-per-una-palestina-libera-laica-e-democratica), pensiamo che questa possa essere un utile contributo per meglio conoscere l’eroica lotta di un popolo che da decenni non si piega davanti a nessun sopruso.

 

Sharif, con gli accordi di Abramo dello scorso anno, fortemente caldeggiati dagli Usa, Israele ha sviluppato una alleanza con le principali monarchie del Golfo e con il Sudan per il sostanziale controllo egemonico dell’area. Come hanno reagito le popolazioni di questi Paesi all’accordo dei loro governi col nemico sionista?

Gli accordi di Abramo non sono una novità: Israele dopo l’accordo di Oslo ha seguito un piano strategico volto a eliminare tutte le possibilità per il popolo palestinese di avere uno Stato, soprattutto a Gerusalemme e in Cisgiordania. Tra il confiscare la terra, il costruire insediamenti e il togliere tutti i legami arabi con la città di Gerusalemme, sono arrivati al numero di oltre 700 mila coloni che vivono dentro i territori palestinesi, inclusa Gerusalemme. Significa che l’accordo di Abramo è nato per ufficializzare tutti i crimini perpetrati dagli israeliani negli ultimi trent’anni.
Comunque, per rispondere alla domanda, dobbiamo tornare un po' indietro nel tempo e parlare di due Paesi che hanno fatto un accordo con Israele: Egitto e Giordania. Il popolo egiziano e il popolo giordano dopo il ’78, quindi dopo oltre quarant’anni dall’accordo di Camp-David con l’Egitto e Wadi Araba con la Giordania, ancora continuano a rifiutare qualsiasi relazione con Israele e a nominarlo come «entità sionista». Il che significa che, dopo quarant’anni, questo accordo è solo tra governi, ma non sarà mai un accordo tra popoli.
I Paesi del Golfo, che hanno avuto sempre una relazione sottobanco con Israele, con l’amministrazione Trump hanno potuto mostrarla apertamente. Però questo fatto non pone molta differenza sulla causa palestinese e anzi magari c’è un lato positivo e cioè che serve a dimostrare che non c’è più dubbio per tutto il popolo arabo che i Paesi del golfo siano totalmente contro l’interesse arabo e del Medioriente e siano totalmente dominati dagli Usa. Dunque il popolo arabo può fare differenza tra amici e nemici con una chiarezza che mai c’è stata prima. La verità è sotto il sole e così non possono più usare la causa palestinese come hanno sempre fatto, anche davanti al loro popolo. Significa che questi popoli adesso sono più sicuri che non avranno mai la loro libertà senza la libertà della Palestina. Lo stesso per il Sudan e il Marocco e vi dico una notizia che viene dal Marocco: la delegazione israeliana che andava a stare nella capitale non ha trovato nessun posto da affittare perché il popolo marocchino non accetta di affittare agli israeliani, e la situazione è ovunque così secondo me.
Comunque, anche per gli statunitensi e gli israeliani gli accordi sono già finiti o almeno congelati dopo quello che è successo a maggio, quando i palestinesi hanno mostrato ovunque la loro identità collettiva e nel mondo si è vista la solidarietà internazionale, anche negli stessi Usa. Mentre l’assenza dell’Autorità Palestinese di fronte a questi fatti significa che essa è diventata un corpo estraneo in Palestina, specialmente dopo l’assassinio di Nizar Banat (l’attivista di Hebron e candidato alle elezioni legislative, annullate poi da Abu Mazen, che mostrava la sua opposizione contro l’autorità palestinese e raccontava spesso della corruzione all’interno dell’autorità), dopo il quale ci sono state manifestazioni e proteste contro l’Autorità Palestinese in tutta la Cisgiordania. Tutto questo ha spinto statunitensi e israeliani a fare di tutto per mantenere la posizione dell’Autorità Palestinese come obiettivo immediato. Penso che il popolo palestinese andrà avanti comunque perché l’assassinio di Nizar è stato come benzina sul fuoco contro l’Autorità Palestinese e le sue collaborazioni con le autorità di sicurezza israeliane, l’unica cosa che gli israeliani volevano dall’accordo di Oslo.

 

Puoi spiegarci quali organizzazioni palestinesi hanno avuto un ruolo più negativo nel determinare l’attuale situazione del popolo palestinese?

Secondo me l’Autorità Palestinese, la quale continua a collaborare con gli israeliani e non fa nessun passo in avanti nell’accordo con tutti i partiti palestinese nell’obiettivo di ricostruire l’Olp, perché siamo in un momento in cui dobbiamo ritornare ad avere un’Olp potente e con un piano strategico per il popolo palestinese. Francamente, quel gruppo di leader che domina l’Autorità Palestinese fa l’opposto, eliminando tutte le opportunità di ricostruirlo a favore di interessi personali. L’Olp dovrebbe essere il nostro rappresentante unico e l’Autorità Palestinese dovrebbe essere uno strumento dell’Olp ma in realtà adesso accade il contrario: l’Olp viene usata dai leader dominanti dell’Autorità Palestinese. È una priorità avere un’Olp forte abbastanza per poter tornare a rappresentare tutto il popolo palestinese (Cisgiordania, Gaza, i territori occupati del ’48, i campi profughi e i palestinesi in diaspora, in totale oltre 13 milioni di palestinesi, questo popolo che crede che la Palestina sia stata occupata con la forza e sarà libera solo con la forza della resistenza), invece dell’Autorità Palestinese che rappresenta solo la Cisgiordania e Gaza (5 milioni di palestinesi) e nemmeno più questi perché Gaza ora è sotto controllo di Hamas, il partito islamista che ancora non è entrato nelle istituzioni presenti nell’Olp. Solo così possiamo ricostruire il nostro legame e collaborazione con tutte le persone e i movimenti nel mondo che credono nell’autodeterminazione del popolo palestinese, compresi tutti i movimenti, gruppi, partiti arabi in tutti i Paesi arabi.

 

E quali sono invece secondo te le forze politiche che stanno difendendo coerentemente la lotta di liberazione della Palestina?

Secondo me il popolo palestinese è la chiave fondamentale che garantisce la lotta indefinitamente. Perché a fianco ai partiti di resistenza palestinese ci sono stati e ci sono personaggi individuali che lottano anche se non sono membri di partito.  E fortunatamente i nostri partiti politici rappresentano tutte le parti politiche, destra e sinistra, e ancora abbiamo una sinistra che non molla mai, per esempio il Fronte popolare, quel partito che è stato per anni l’avanguardia della lotta palestinese e ancora mantiene la sua posizione e la sua formazione politica e ideale nonostante tutte le pressioni fatte dal sistema internazionale su di esso. Qui un invito per tutti i nostri compagni nel mondo di appoggiare e sostenere il Fronte popolare come un partito storico e progressista, perché la lotta palestinese ha bisogno fino alla fine di avere una avanguardia progressista. Non dobbiamo dimenticare il movimento Bds (campagna per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele) palestinese e mondiale nato nel 2005 dall’iniziativa di 170 associazioni palestinesi, reti di rifugiati, organizzazioni di donne, associazioni professionali, gruppi di resistenza popolari e altri organismi della società civile, che ha goduto della più ampia area di partecipazione possibile e ha avuto successo fino ad oggi nella lotta delle coscienze contro la propaganda sionista. Sappiamo e crediamo che in tal modo e con il sostegno di tutti i rivoluzionari nel mondo la strada verso la libertà dei palestinesi e di tutti i popoli oppressi nel mondo sarà più corta.

 

Nel 2019 vi sono stati imponenti fenomeni di massa in Irak, Iran e Libano delle masse popolari contro i governi borghesi di questi Paesi. Pensi che questa lotta dei popoli mediorientali contro lo sfruttamento e la miseria possa essere importante anche in funzione della lotta per la liberazione della Palestina?

Sicuramente sì e possiamo leggerlo dagli eventi avvenuti a Gaza e Gerusalemme a maggio. Abbiamo visto masse popolari ovunque nel mondo arabo scendere in strada a sostegno della resistenza palestinese, possiamo dire non solo dal 2019 ma anche dal 2011 con la Primavera Araba in cui è caduta la barriera della paura: il popolo arabo non ha più paura di manifestare contro i governi e soprattutto per la causa palestinese. Nonostante la situazione sia peggiorata in Libia, Egitto, Iraq, la caduta di questa barriera di paura è il passo più grande verso la libertà e il popolo arabo ha già fatto questo passo, presto ne vedremo altri verso il futuro perché il percorso è già cominciato e il popolo arabo non sarà fermo finché non avrà la libertà. Riguardo l’Iran non c’è dubbio che il regime sostenga la lotta palestinese e dia una mano significativa alla resistenza attraverso esperienza, fondi e copertura politica.

 

La gran parte della sinistra riformista mondiale dei Paesi imperialisti sembra aver definitivamente e vergognosamente capitolato alla prospettiva dei due popoli e dei due Stati, ignorando completamente il genocidio e l’apartheid del popolo palestinese realizzato dall’imperialismo attraverso il fantoccio sionista. Puoi dirci cosa pensi della questione dei due Stati?

Sfortunatamente, la maggior parte dei partiti di sinistra sono caduti o si sono inginocchiati davanti alla prospettiva dei due popoli e dei due Stati. Secondo me e secondo la maggior parte del popolo palestinese e anche del popolo arabo la soluzione dei due Stati è una grandissima falsità e sappiamo che la pace ci sarà dopo la giustizia e la giustizia è che la Palestina è la terra per i palestinesi e i diritti «collettivi e individuali» dei palestinesi sono inalienabili, e tra questi diritti c’è quello del ritorno, che l’Onu ha considerato e riconosciuto come diritto umano. Storicamente qualsiasi occupazione si è risolta con la vincita della resistenza popolare contro l’occupazione stessa, e sempre l’entità occupante è tornata da dove era venuta. L’occupazione israeliana non sarà eccezionale né straordinaria. Comunque, il piano dei due Stati è stato assassinato sotto i bulldozer israeliani e non c’è possibilità di percorrere questa soluzione. Noi compagni, operai, uomini e donne liberi e rivoluzionari dobbiamo essere solidali e credere nel diritto di un popolo di autodeterminarsi e stare a fianco del popolo palestinese per avere la giustizia, la libertà, la terra in Palestina dal fiume al mare, collaborare e dare una mano concreta a questa lotta. Crediamo che la lotta in Palestina sia la lotta mondiale contro l’imperialismo e non saremo mai liberi in questo mondo senza la libertà della Palestina. Se la Palestina è libera inizierà il percorso di un mondo socialista.

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