NOI STIAMO CON LA RESISTENZA
PER LA SCONFITTA DELL'IMPERIALISMO
Nessun cordoglio per gli aggressori
Manifestiamo per il ritiro delle truppe!

Risulta ipocrita il lamento dei Ferrero, dei Diliberto e delle sinistre più o meno critiche che per lungo periodo hanno fatto parte dei governi di guerra e, quando ancora sedevano in parlamento, hanno votato compatte a favore del finanziamento delle missioni coloniali, per un lungo periodo senza nessuna eccezione (i "critici" al più alternando per mesi e mesi ai voti a favore -unanime fu il voto del luglio 2006, unanime il voto ai "Dodici punti di Prodi"- astensioni e "non partecipazioni al voto").
Dopo aver votato le missioni coloniali; dopo aver lavorato per subordinare il movimento contro la guerra alle politiche di guerra del Pd (la vicenda della base militare di Vicenza è una vera lezione su cui ora tutti tacciono, salvo questo sito e questa news: si veda l'articolo di Patrizia Cammarata) oggi i dirigenti di questa sinistra, sempre subalterna alla cosiddetta borghesia progressista, invocano "il ripristino di una diplomazia di pace e di dialogo" (così Turigliatto, ex senatore, dirigente di Sinistra Critica, in una dichiarazione quasi identica a quella di Ferrero, ex ministro). Come se diplomazia e guerra non fossero l'uno la continuazione dell'altro, il giorno e la notte, in un continuo alternarsi che risponde solo agli interessi miliardari della borghesia, basati sulla rapina delle risorse di altri Paesi, sul controllo di territori strategici per i commerci, sul mercato delle armi.
E' paradossale che mentre il Pd rinvia la manifestazione "per la libertà di stampa", per riunirsi con spirito di "concordia nazionale" attorno alle bare dei "soldati di pace" della Folgore uccisi nella loro sporca guerra coloniale, la sinistra governista e le sue appendici critiche spargano lacrime per il rinvio. Di una manifestazione a cui si accodano tutti, da Ferrero a Ferrando, indetta dall'opposizione borghese: quella dei banchieri e degli industriali che vorrebbero scaricare Berlusconi, magari per sostituirlo oggi con Fini e domani con Bersani, cioè con gente capace di risolvere la crisi del capitalismo colpendo con più efficacia i lavoratori (in luogo di un piccolo Bonaparte che pensa prevalentemente ai suoi affari personali e ai festini con le puttane).
Mai come oggi tornano attuali le parole di un grande dirigente comunista che si oppose alla guerra non invocando la diplomazia dei guerrafondai ma chiamando all'unità dei lavoratori di ogni Paese contro i governi della borghesia. Scriveva Karl Liebnecht, ucciso novant'anni fa da un governo della sinistra riformista contro cui conduceva una implacabile opposizione: Il nemico principale dei lavoratori è nel proprio Paese! E' questa, pensiamo noi, la bandiera unitaria sotto cui chiamare a raccolta nelle piazze un nuovo movimento contro la guerra.